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Conferenza-dibattito sulla lingua e sulla cultura siciliana

Conferenza dibattito sulla lingua e sulla cultura siciliana - Prof. RuffinoOspitare un linguista del calibro del professore Giovanni Ruffino ex Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia, filologo, dialettologo e Accademico della Crusca, non è un evento consueto. Il 20 febbraio si è tenuta, nell’aula magna della nostra scuola, una conferenza-dibattito sulla lingua e cultura siciliana in riferimento alle linee guida dell’ottobre del 2018 promosse dal Governo Regionale e alla precedente legge 9 del 31 maggio del 2011.
Un’esperienza formativa esaltante che ha tenuto desta l’attenzione e la curiosità dell’intero collegio dei docenti che, per più di due ore, si è appassionato e ha risposto entusiasta agli stimoli e alle riflessioni proposte dall’illustre accademico.

Nucleo tematico del dibattito: riflettere sul valore e sulla ricchezza che le lingue, e nella fattispecie i dialetti, rappresentano per la cultura dei parlanti.

Dopo i saluti e i ringraziamenti di rito, la dirigente Carmela Tripoli ha mostrato le diverse iniziative e le varie attività della nostra scuola intraprese sul tema. Di seguito, entrando nel vivo della conferenza, il professore Ruffino ha illustrato alcuni dei punti nodali affrontati nella sua lunga ed esaltante carriera accademica e nelle sue numerosissime pubblicazioni. La lingua è un essere vivente che muta e cresce giorno dopo giorno e si nutre, linfa vitale e pulsante, di prestiti, di neologismi e di forestierismi; una vera e propria fucina che genera continuamente nuovi lemmi ma che contestualmente ne scalza e uccide di vecchi.
Cosa deve dunque fare la scuola per promuovere lo studio, la valorizzazione e la riscoperta della lingua degli avi continuando a dialogare e a mantenere vivo e fecondo il rapporto con la lingua nazionale? Non è una questione valoriale o di cogente natura campanilistico-folcloristica, ha risposto con acume il professore; tutti i dialetti compreso la lingua nazionale hanno uguale valore da più svariati punti di vista; la questione è rivalorizzare e modificare la percezione che i nativi hanno del loro dialetto, riabilitarlo dopo anni di disprezzo e di svalorizzazione che la piemontesizzazione prima, la pubblicistica fascista poi e la becera didattica dei decenni successivi, pre-tesi GISCEL e pre-scuola di Barbiana, hanno imposto alle diverse generazioni che si sono susseguite tra i banchi di scuola. Nella lettura flemmatica e affabulatrice del professore, di un passo da L’indialetto ha la faccia scura, un suo libro scritto traendo spunto dalle riflessioni di bambini della scuola primaria in risposta alla domanda “Cos’è per te il dialetto”, è stata raccolta una lunga teoria di connotazioni negative. Tra le altre, paradigmatico in tal senso, quella da cui è stato mutuato il titolo del libro dove, in una crasi subdola e parossistica, il dialetto assume una connotazione prettamente razziale. In 1984, capolavoro della letteratura distopica mondiale, George Orwell immagina un sedicente ministero della cultura all’interno del quale un gruppo di studiosi, per volere del Grande fratello, despota invisibile e onnipresente, lavora alla creazione di una neolingua con la finalità di distruggere l’archeolingua espungendo, tagliando e vietando tutte le parole possibili con l’intento di deprivare e ridurre al minimo indispensabile il lessico quotidiano. I dialetti, che per secoli hanno rappresentato il magma vivo della cultura e dell’espressività di ogni popolo, continuano a rappresentare un’occasione di arricchimento, una visione del mondo altra che, permettendo il plurilinguismo e il multiculturalismo, arricchiscono e favoriscono le potenzialità e le intelligenze contemplate in ogni forma di espressione verbale. Parafrasando, mutatis mutandis, ciò che venne a dire Picasso relativamente alla sua esperienza pittorica, si potrebbe affermare, soprattutto per un dialettofono, che si studia tutta una vita per tornare a parlare e a esprimersi come quando si era bambini.

Si ringrazia, ancora, il Preside Ruffino per la generosità dimostrata con la serie di pregevoli pubblicazioni che ha donato alla nostra scuola.

Prof. Gioacchino Di Giovanni

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